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Aiutare i nostri figli non è sempre una fatica “bestia”

     
 

Sono il papà di U. e dopo tre anni, invitato di nuovo a trasmettere la mia e nostra esperienza genitoriale, mi trovo a scrivere in questo spazio dedicato riguardo al rapporto di nostro figlio con la pet therapy.

Per sdrammatizzare, potrei dire con un po’ d’ironia che gli autistici (e chi è a loro vicino) non sempre fanno una vita “da cani” se c’è chi dà loro “una zampa”. Nella nostra famiglia c’è, si chiama Lilly. È una bella, vispa cagnolina di quattro mesi, un Labrador Retriever dal pelo raso, fitto fitto e nero, eccetto le dita, il petto e la punta della coda che sono bianchi.

È arrivata il 25 dicembre, e devo dire che è stato il regalo di Natale più felice, non solo per U. e per sua sorella V., ma anche per noi stessi. Quella un po’ meno contenta è Miau, la gatta che è con noi ormai da otto anni, comunque con il tempo si sta abituando a convivere con la nuova ospite. Quanto ad U., dopo qualche giorno passato a saltare da un divano all’altro per evitare Lilly, ha cominciato ad averne meno timore e ad avvicinarla sempre di più.

A migliorare i rapporti tra loro due ha senz’altro contribuito il comportamento di V., che ama moltissimo gli animali. Vedendo sua sorella giocare felice con Lilly, U. ha capito che di quella cagnolina si poteva fidare. Oggi, dopo quasi quattro mesi, la confidenza di U. verso Lilly è cresciuta parecchio, tanto che si fa rincorrere da lei per tutta la casa e la cosa lo diverte molto.

La sua presenza non lo spaventa più: spesso e volentieri le si mette di fianco sul divano, le prende il muso fra le mani, l’accarezza in tutto il corpo, osa perfino farsi mordicchiare la mano. E ride, con Lilly, tante volte lo vediamo ridere, contento della sua compagnia. Mentre gli si allarga il sorriso in volto si allargano anche i buchi sul suo pigiama, perché Lilly gli è… come dire… molto attaccata, ecco, e non molla. Rispetto al resto, comunque, sono particolari di poco conto.

A chi si chiede se la pet therapy sia valida dico: non c’è dubbio, e quello che ho constatato con l’attività di ippoterapia che U. segue già da un po’ di tempo a questa parte, sta avvenendo anche attraverso i suoi rapporti con Lilly: la conquista di una maggiore sicurezza e un modo sempre più vivo di relazionarsi e interagire.

In conclusione: i nostri figli ci mettono alla prova ogni giorno, ci richiedono molti impegni e sacrifici, aiutarli alle volte diventa una fatica “bestia”. Però, proprio in un periodo in cui noi umani ci comportiamo sempre più da bestie (soprattutto in famiglia), gli animali ci insegnano a vivere in un modo migliore. Ringraziamoli.

Marcello Sgarbi

   

Aggiornato al 30 agosto 2012

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